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  >  Cereali   >  Il Favaio, il sogno di un vero agriturismo
Favaio Paciano agriturismo Rebecca e Roberto

Rebecca e Roberto avevano un sogno: vivere in campagna. In Umbria, possibilmente. Hanno lasciato tutto, hanno rimesso a posto una bella casa in posizione tranquilla e ora vivono di agricoltura, allevamento e ospitalità. Sì perché il loro è un agriturismo vero e proprio: chi arriva qui se ne accorge subito poiché non si può far altro che vivere in simbiosi con la natura, gli animali e la spontaneità di due persone appassionate non di un lavoro, ma di uno stile di vita. Ora Roberto si occupa degli animali, dei campi e dell’uliveto (l’Azienda Agricola Il Favaio) mentre Rebecca si dedica alla cucina e alle camere (l’agriturismo Poderaccio Alto).

Abbiamo fatto alcune domande a Rebecca: ecco cosa ci ha raccontato.

Prima di dedicarvi alla terra facevate un altro lavoro. Cosa vi ha spinti a cambiare?

Prima vivevamo a Milano: io ero centralinista nel radio taxi dove ho conosciuto Roberto, tassista, che da sempre desiderava poter vivere qui in Umbria, sua regione d’origine. I motivi? Uscire da una città caotica, avere la possibilità di vivere in campagna con tutti i benefici della situazione e dedicarsi alla produzione di cibo di qualità.

Quali sono le produzioni a cui vi state dedicando in modo particolare con l’azienda agricola Il Favaio?

Cereali e legumi, olio extravergine d’oliva e salumi ricavati dai nostri maiali allevati all’aperto; da quest’anno anche grano Senatore Cappelli, miele, aglione, zafferano, pasta di farro e ortaggi di vario tipo. Il tutto da agricoltura biologica.

La qualità ha un costo molto elevato in termini di sacrificio e di lotta per conquistarsi una nicchia di mercato. Ne vale la pena?

Certo, sempre. Soprattutto perché noi siamo i primi a nutrirci dei nostri prodotti e la nostra soddisfazione è la stessa che vediamo in coloro che li acquistano e li usano, perciò la qualità è tutto. Spesso succede che non si arrivi a recuperare i costi con la produzione biologica, perché non si può intervenire in modo aggressivo (come nelle coltivazioni convenzionali) rischiando quindi di perdere interi raccolti. Ma è un rischio che vale la pena correre.

Qual è per voi il vero significato dell’allevamento di animali?

Un animale che vive bene, non si ammala. Noi facciamo in modo che il benessere sia sempre presente, dal giusto nutrimento alla vita all’aperto. Il prodotto finale è di ottima qualità, anche se questo valore a volte non viene compreso perché molte persone sono abituate ai sapori standard dettati dalle grandi produzioni, sempre uguali. Condividendo la convivialità con i nostri ospiti, cerchiamo sempre di spiegarne le differenze.

Avete unito la produzione agricola all’accoglienza e alla ristorazione: il vostro è un vero agriturismo. C’è ancora interesse da parte della gente nei confronti di questo tipo di ricettività?

Si, l’interesse c’è. C’è molta curiosità, compatibilmente col fatto che si tratta di una nicchia, anche perché a volte si usa il termine “agriturismo” per riferirsi a una struttura che in realtà è semplicemente un ristorante che non ha nessun legame con un’azienda agricola. Le persone desiderano sempre di più mangiare in modo genuino e godersi gli spazi aperti e credo che questo concetto, nel tempo, sarà sempre più sentito.

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